[Il Vento e L'Anima]
Sono nata donna non lo sono diventata
 


REFERENDUM ANCH'IO



BlogItalia.it - La directory italiana dei 

blog

Feed XML offerto da 

BlogItalia.it

venerdì, 04 luglio 2008

"Fermati non toccarmi"

Campagna contro turismo sessuale e pedofilia

L’iniziativa, contro un fenomeno che offende e ferisce la dignità umana è stata promossa dal Progetto Agata Smeralda, l’associazione fiorentina per l’adozione a distanza che da oltre 15 anni opera nelle favelas di Salvador Bahia in Brasile e in altri Paesi dell’Asia e dell’Africa, insieme a “ Il Cuore si scioglie” e “Ingegneria senza Frontiere”, e con la collaborazione e il Patrocinio della Provincia di Firenze.

''Ci stiamo avvicinando al periodo delle vacanze - ha affermato l'assessora provinciale al Lavoro Stefania Saccardi, in occasione della presentazione della campagna - e il problema del turismo sessuale torna di attualità. La Provincia ha ritenuto d'impegnarsi perché il turismo sessuale, che coinvolge 80mila italiani ogni anno, è uno dei fenomeni più ripugnanti della società di oggi, che va a violare le persone più indifese: i bambini, che si trovano peraltro in condizioni di vita già difficili''.

Una serie di manifesti, affissi in tutte le Coop e negli uffici dell'Apt, e mostrano i volti di bambini impauriti sotto gli slogan ''Fermati, non toccarmi. Pedofilia e turismo sessuale: orrori del terzo millennio, crimini contro l'umanità'''. ''L'impegno contro la pedofilia e il turismo sessuale - ha spiegato il presidente di Agata Smeralda, Mauro Barsi - nasce dall'esperienza dei missionari che operano a Salvador Bahia: ogni giorno si trovano di fronte a questo turpe fenomeno, che offende e ferisce la dignità umana e che ha per prime vittime donne, bambine e bambini. Così il Progetto Agata Smeralda, che nell'aiuto ai più poveri tra i poveri e in particolare ai bambini ha il suo primario campo d'intervento, da anni è impegnato in questa azione di denuncia e di sensibilizzazione contro il flusso, proveniente dai Paesi ricchi, di un turismo davvero vergognoso, ulteriore forma di sfruttamento e di colonialismo.'' Per questo, da anni, il Progetto Agata Smeralda promuove campagne contro il turismo sessuale e la pedofilia, attraverso la realizzazione di manifesti con messaggi ''forti'', che vengono affissi nelle principali città italiane e negli aeroporti italiani e brasiliani.

Fermare la propaganda subdola di quelli che si travestono da amici dei bambini e sono in realtà esponenti di lobby organizzate che puntano a legittimare, giustificare e diffondere la pedofilia, è anche l'obiettivo di una proposta di legge presentata giovedì scorso alla Camera, nel corso di una conferenza stampa, da Alessandro Pagano (Pdl), che può già contare sul sostegno bipartisan di un centinaio di deputati. Il provvedimento (alla cui stesura ha dato un importante contributo don Fortunato Di Noto, il presidente dell'associazione Meter, da anni impegnata in prima linea contro la pedofilia e la pedopornografia), punta a introdurre nel codice penale il termine "pedofilia" e a combattere un'espressione molto più subodola e strisciante di questa pratica, conosciuta come "pedofilia culturale". Su internet si sono da tempo diffusi siti, spiega una nota informativa che accompagna l'articolato della pdl, che descrivono la pedofilia come un'azione positiva e come una manifestazione di amore verso i bambini. Il pedofilo, secondo gli 'ideologi' di questa nuova emergenza, non è il mostro che violenta il bambino ma un individuo che lo ama e che desidera manifestare il proprio affetto anche attraverso i rapporti sessuali. Si tratta in sostanza di un 'mondo' che intende diffondere un'immagine 'pulita' della pedofilia, nascondendone il lato deviato dietro una giustificazione 'culturale'. Il fenomeno non è, come hanno spiegato gli/le altri/e parlamentari intervenuti alla conferenza stampa (oltre a Pagano e Carolina Lussana, presentatrice nella scorsa legislatura di un'analoga iniziativa di legge, Alessandra Mussolini, Paola Binetti, Luca Volonte' e altri) può contare ormai su una rete di organizzazioni e associazioni che diffondono il loro 'credo' i cui numeri danno conto dell'ampiezza del fenomeno. Meter, sulla base di studi e analisi internazionali, sostiene che sono 552 le organizzazioni che propagandano la rivendicazione dei diritti dei pedofili. Un numero in continua crescita che ha avuto un aumento del 400% dal 1996 al 2007.

Il network pedofilo può contare su 3 associazioni religiose, 23 associazioni di donne-pedoflie, 500 agenzie che garantiscono assistenza giuridica e sostengo psicologico, 3 radio che parlano di libera pedofilia, 5 siti di cartoons di produzione e divulgazione pedofila. E poi riviste, libri, siti che vendono maglie e gadget, un'agenzia di stampa, 5 portali per raccogliere nuovi adepti e via enumerando fino alle chat specializzate e alle tre celebrazioni annuali che rivendicano nel mondo l'orgoglio pedofilo.

La legge è, dunque, uno strumento essenziale per reprimere il fenomeno e introdurre il termine 'pedofilia' nel codice penale che all'articolo 609-quater prevede ora una generica condotta criminosa per "atti sessuali con minorenne". L'articolo 2 introduce il reato di 'pedofilia culturale', quale specifico reato di apologia che intende punire l'istigazione, la pubblicizzazione, la divulgazione, la diffusione con qualunque mezzo dei contenuti che legittimano la 'cultura' pedofila, impedendo che gli adepti di questa pratica possano 'rifugiarsi' dietro l'articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di pensiero. Gli articoli 3 e 4 affrontano infine l'aspetto repressivo del fenomeno che, data la sua gravità, stabiliscono una "pena minima più elevata rispetto agli altri reati di apologia e di istigazione".

Ma L"articolo 2, critica l’associazione Telefono Azzurro “contiene una disposizione che concentra la competenza dei moltissimi procedimenti contro la pedofilia on line nelle già  intasatissime procure antimafia. Oggi un giudizio per casi di pedofilia dura in media tre o quattro anni in primo grado, ma nelle procure distrettuali, oberate da migliaia di procedimenti diversi durerebbe molto di più”. “Questo articolo “salvapedofili” non solo porterà inevitabili ritardi nella risoluzione delle indagini ma decreterà – secondo il presidente Giovanni Arena - la morte di ogni attività di contrasto del fenomeno pedofilo in rete, che, come tutti sappiamo, deve essere attività dinamica in linea con l’evoluzione tecnologica e con l’aggressività di coloro che fanno mercato dei bambini in tutto il mondo attraverso internet”. L’attività costante di Telefono Arcobaleno ha portato a 21.600 segnalazioni di siti pedofili solo nei primi sei mesi del 2008 e l’associazione si aspetta un incremento del 35% delle attività pedofile in rete per la fine dell’anno.

da deltanews.it

postato da floreana2 | 20:47 | link | commenti
politica, il mio desiderio, differenza, campagna

martedì, 01 luglio 2008

 Migliaia di donne vendute e comprate come fossero merce

Su eBay iniziativa della sezione svizzera di Amnesty

Mobili antichi, elettrodomestici, automobili, strumenti musicali, ecc... Sul sito di vendite all’asta e shopping online eBay si trova di tutto, ma da pochi giorni, agli/alle internauti/e in cerca di questo o quell’altro oggetto, può capitare di imbattersi invece che nella foto dell’auto o del computer dei sogni, in quella di una donna… No, non è un invito all’acquisto, ma la particolare azione messa in campo dalla sezione svizzera di Amnesty International per ricordare che nel mondo ci sono migliaia di donne che vengono vendute e comprate come fossero merce e per invitare il pubblico a firmare la petizione della campagna 'Euro 08 contro la tratta delle donne', che esige una migliore protezione per le vittime della tratta in Svizzera.

Più di 200 gli annunci messi online : 'Mercedes, modello 1986, puro lusso', 'Nila Pioneer, marrone/nero, NOVITÀ!', 'Toshiba, ultimi giorni, offerta speciale'…, per richiamare l’attenzione sullo scandaloso fenomeno del traffico di esseri umani, che, insieme al traffico di armi e droga - spiega Amnesty International in una nota stampa – rappresenta una fra le attività criminali più lucrative. “Nel mondo intero, donne, bambini e uomini vengono venduti, ridotti in schiavitù, costretti a prostituirsi o impiegati come manodopera a basso costo. Soltanto in Europa si stima che siano più di 500'000 le donne e le giovani vittime della tratta ogni anno. Con false promesse, minacce o debiti fittizi, queste donne sono sfruttate, rese dipendenti e schiavizzate dai loro trafficanti". Anche in Svizzera.

Eppure la Confederazione fa ancora troppo poco per proteggere le vittime di questo commercio criminale e garantire i loro diritti fondamentali, accusano le organizzazioni che

hanno aderito alla coalizione “Euro 08 contro la tratta delle donne”, che l’8 marzo scorso hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione con una serie di azioni simboliche nelle città che hanno ospitato gli Europei di calcio – Basilea, Berna, Ginevra e Zurigo.

In Svizzera, secondo le ultime statistiche, circa 200 donne si rivolgono ogni anno e a un consultorio per le vittime di violenza oppure ai consulenti del progetto FIZ Makasi a Zurigo

(Fraueninformationszentrum für Frauen), un servizio di sostegno e aiuto rivolto alle vittime della tratta delle donne. Ma questa cifra non è che la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte delle vittime non ha accesso ad alcun tipo di sostegno.

La petizione «Più protezione e diritti per le donne vittime della tratta» richiede in primo luogo il “diritto a un permesso di dimora sicuro in Svizzera”. La petizione sottoscritta dalle 23 organizzazioni chiede che le vittime della tratta possano beneficiare delle stesse protezioni e degli stessi diritti indipendentemente dal Cantone di residenza, ed esige pertanto che la Confederazione istituisca standard comuni e vincolanti. La Svizzera deve inoltre ratificare al più presto la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta degli esseri umani.

La petizione chiede ai Cantoni che la polizia, le autorità giudiziarie e gli uffici della migrazione vengano adeguatamente formati in materia di tratta delle donne e operino a stretto contatto con i servizi specializzati nell’assistenza alle donne vittime della tratta.

da deltanews.it

postato da floreana2 | 20:54 | link | commenti (1)
differenza, attualità, campagna, in-formazione

domenica, 29 giugno 2008

 A proposito di stupri di guerra: il caso della minoranza etnica Shan in Birmania

L'ong inglese "Euro Burma " a proposito dell’uso deliberato della violenza sessuale come tattica di guerra, ricorda nel suo " Licenza di stupro", in cui analizza 173  casi di stupro ed altre forme di violenza sessuale commesse dall`esercito nello stato Shan (Birmania) su 625 donne e ragazze nel periodo che va dal 1996 sino al 2001, come il regime militare birmano faccia uso in larga scala dello stupro come arma di guerra.

Le superstiti degli stupri non possono usufruire di processi legali o ad alcun tipo di sostegno in Birmania. A coloro che fuggono in Tailandia viene negata qualsiasi tipo di protezione e assistenza sanitaria. Spesso sono soggette a deportazioni coatte.

Chiaramente la ragione principale per cui l` esercito birmano continua impunemente a commettere questo tipo di violenze è perche` molte zone dello stato Shan, particolarmente quelle dove hanno luogo i conflitti armati sonoisolate dal resto del mondo e le agenzie internazionali per il monitoraggio dei diritti umani in Birmania non vi hanno accesso. Spesso queste zone sono controllate dal regime militare stesso. Di conseguenza l` unica maniera per far conoscere cosa succede e`intervistare le vittime oltre confine.

Il regime continua a screditare testimonianze di questo genere asserendo che tali informazioni provengono da fonti legate al movimento insurrezionale. Purtroppo alcuni componenti della comunita` internazionale senza nemmeno arrivare al confine per verificare le storie dei profughi, preferiscono dare ragione al regime militare.

Alcuni governi stranieri hanno cominciato ad allentare la pressione sul regime militare e incoraggiano nuovi investimenti ed aiuti economici se non militari, ignorando la guerra civile e i continui abusi dei diritti umani contro i civili nelle zone etniche.

La pressione internazionale deve essere mantenuta per costringere il regime ad iniziare delle trattative non solo con la leader dell` opposizione democratica, tuttora agli arresti domiciliary, Aung San Suu Kyi, ma anche con i leaders etnici.

La guerra civile continuera` ad andare avanti cosi` come l` incubo delle violenze sino quando il regime non inziera` un dialogo politico per risolvere i problemi etnici nel paese.

Senza dubbio le violenze sessuali sono collegate alla guerra civile. Bisognerebbe sottrarre le zone etniche al controllo militare, restaurare la democrazia e la legge per far si che donne e bambine di tutta la Birmania possano essere protette dalle violenze sessuali, molte delle quali non sono denunciate dalle vittime. Questo tipo di notizie non arriva facilmente all`attenzione dei mass media; le informazioni su questi abusi sessuali sono state raccolte tramite interviste fatte ai profughi illegali che vivono in Tailandia. Per questo motivo il reale numero delle donne che sono state vittime di questi reati e` molto piu` alto di quello pubblicato.

"Licenza di stupro" mostra come il regime militare birmano abbia permesso in passato e continui a permettere alle sue truppe atti di violenza sessuale al fine di terrorizzare e sopprimere la minoranza etnica dello stato Shan.

Lo stupro e` utilizzato come "arma di guerra" contro la popolazione civile dello stato Shan; è una strategia delle truppe dell` esercito birmano per evitare insurrezioni.

Le violenze sessuali documentate sono state commesse da soldati di 52 battaglioni differenti. Nell' 83% dei casi lo stupro e` stato commesso dagli ufficiali, normalmente di fronte alle loro truppe, a questo si sono poi aggiunte altre violenze brutali, la tortura e spesso l`uccisone della vittima.

Nel 61% dei casi si e`trattato di stupro di gruppo. Le donne sono state spesso incarcerate e violentate all`interno delle basi militari per mesi interi. Soltanto in uno dei 173 casi il soldato colpevole della violenza e`stato punito dal suo comandate. Normalmente ad essere punite, incarcerate, torturate o anche uccise sono le vittime. Il regime militare birmano, che si è dato il nome "Concilio per la pace e il progresso dello stato" (SPDC), ha triplicato, dal 1998, il numero delle truppe stanziate in territorio Shan e con loro il numero delle violenze contro le donne shan e` aumentato in modo vertiginoso.

Il rapporto ha messo in evidenza le terribili condizioni fisiche e mentali delle donne sopravvissute alle violenze non solo perche` i colpevoli non sono mai stati puniti ma anche per la completa mancanza di supporto post-stupro. Alcune donne sono state cacciate dalle loro famiglie e rinnegate dalle comunità. Molte di loro sono fuggite in Tailandia dove non essendo riconosciute legalmente non sono protette e non hanno accesso alle agenzie umanitarie. Sono molto vulnerabili, rischiano di cadere nel traffico umano della prostituzione o di venire deportate in Birmania e finire di nuovo nelle mani dei loro violentatori, vale a dire comandanti, maggiori, capitani, luogotenenti, sergenti e caporali. Nel 85% dei casi gli ufficiali hanno apertamente commesso il crimine ed in piu` di 10 occasioni hanno addirittura passato le vittime direttamente alle loro truppe per un ulteriore stupro di gruppo o per essere uccise.

Nel 25 % dei casi documentati le ragazze o le donne dopo aver subito lo stupro sono state uccise, soffocate, pugnalate o bruciate. Il corpo delle vittime e`spesso stato deliberatamente lasciato senza sepoltura ed esposto al pubblico come monito per la comunita` locale. Le donne sopravvissute allo stupro hanno raccontato che i loro violentatori hanno commesso la violenza sapendo che non sarebbero mai stati puniti.

In molti casi lo stupro è stato commesso nelle base militari, con il benestare degli ufficiali. Esemplare è il caso di due ragazzine di una scuola speriore di Lai Kha che hanno dichiarato di essere state arrestate e portate dai soldati del SPDC nella base militare. L` ufficiale le ha violentate per quattro giorni e quattro notti e sono state rilasciate solo dopo il pagamento di un` ingente somma di denaro da parte dei rispettivi genitori.

In ventiquattro casi le donne sono state trattenute in prigione e ripetutamente violentate dalle truppe birmane per un periodo di quattro mesi.

Le testimonianze riportate in questo rapporto mostrano chiaramente come le autorita` militari non facciano nulla da parte loro per perseguire coloro che commettono gli stupri; anzi scoraggino le vittime a denunciare queste violazioni con ricatti, ulteriori violenze fisiche, pesanti multe e detenzioni arbitrarie.

In genere le donne hanno prima raccontato l`abuso sessuale ad un membro della propria famiglia e poi al capo del villaggio, il quale ha spesso suggerito alla famiglia di non denunciare la violenza alle autorita` locali per paura di ulteriori repressioni. In almeno un caso il capo-villaggio e` stato picchiato e torturato a morte dalle truppe militare per aver osato denunciare lo stupro di una ragazza del suo villaggio. Per questo motivo molti leaders temendo per la loro vita evitano di intromettersi in questi problemi.

Inoltre le donne che subiscono la violenza spesso non sanno parlare birmano (fattore al loro svantaggio) e nella maggior parte dei casi non sono in grado di dire il nome o di dare informazioni sull` unita` militare di chi le ha violentate durante i processi. In pratica non hanno la ben che minima possibilita` di provare le loro accuse.

In alcuni casi la vittima che aveva osato parlare dell` accaduto e` stata arrestata e ha dovuto pagare una multa di 20.000 kyat prima di essere rilasciata. Molti ufficiali hanno rifiutato le accuse asserendo che l`ufficiale accusato dello stupro non era nel luogo dove si era verificata la violenza.

Le donne stesse e le loro famiglie si sono occupate di pagare le spese per le cure mediche necessarie dopo lo stupro e per il test del sangue per controllare una possibile infezione. In alcuni casi alcuni infermieri degli ospedali dove le donne erano state esaminate e curate (fra cui una bambina di 5 anni stuprata da un soldato di SPDC nella propria casa) hanno dichiarato che c`erano chiare prove mediche di violenza sessuale, ma molto spesso pero` nell` ospedale consigliano alle donne di mentire sulla vera causa delle loro ferite. In altre parole il personale medico ha troppo paura delle autorita` militare e non osa portare il caso davanti alla giustizia.

Effetti drammatici post stupro e conseguenze sulla salute fisica:

Le donne sopravissute sono spesso state trovate in stato di incoscienza ed impossibilitate a camminare. Una donna che era al settimo mese di gravidanza ha partorito il bambino prematuramente dopo aver subito un stupro di gruppo. Alcune donne sono dovute rimanere in ospedale per almeno dieci giorni a causa delle gravi ferite riportate durante lo stupro.

Conseguenze psicologiche:

Gli effetti psicologici che seguono la violenza sessuale sono devastanti. Molte donne hanno parlato di insonnia, mancanza di appetito, perdita di peso e mancanza d` energia. Molte donne appaiono fortemente depresse, tristi e spaventate. In molti casi le donne si vergognavano di cio` che e loro accaduto. Nessuna di loro ha potuto usufruire di alcun aiuto psicologico post-trauma. Gli abitanti dei loro villaggi cercavano nascondere cio` che era successo per paura di ripercussioni e per vergogna.

Anche se nella maggioranza dei casi sia la famiglia che la comunita` assistono le donne a livello giudiziario, alle volte la vittima e` stata ritenuta colpevole dell` accaduto. Alcune donne sono state accusate dai loro fidanzati o mariti di essere colpevoli per cio` che era loro accaduto. In un caso la donna e` stata picchiata dal marito. In un altro caso una ragazzina che era stata violentata per strada da un soldato birmano, e` stata allontanata dalla sua famiglia.

Queste donne lasciate sole sono state costrette a fuggire in Tailandia o hanno lasciato il proprio villaggio per paura di subire una nuova violenza., ma non hanno accesso ad alcuna assistenza sanitaria o protezione da parte delle agenzie internazionali. Sono costretti a trovare lavoro illegalmente e cercano di sopravvivere come possono. Donne e bambini sono particolarmente vulnerabili a qualsiasi forma di sfruttamento, sopratutto quello sessuale, e possono essere deportati in qualsiasi momento. Il che vuol dire essere riconsegnati ai propri aguzzini.

Il rapporto cita  il caso di 4 donne che erano scappate in Tailandia nel 1996 e che erano poi tornate nei loro villaggi nello Shan State nel 1998, rimpatriate forzatamente dalle autorita` tailandesi. Durante il viaggio di ritorno furono separate dai loro parenti, mutilate ed uccise dalle truppe birmane.

Questi tipi di violenze accadano anche in territorio tailandese. Nel luglio del 1999 undici donne Shan furono violentate da un ufficiale tailandese mentre venivano deportate da Chiang Mai verso la Birmania. Solo due donne hanno provato a denunciare l` accaduto e sotto intimidazione hanno poi accettato soldi come ricompensa.

L`uso della violenza sessuale fa parte della strategia militare del governo birmano da oltre quaranta anni, da quando nel 1950 l`esercito birmano ha iniziato delle campagne repressive contro le milizie etniche. La violenza sessuale non serve soltanto a terrorizzare e sottomettere la

Comunità locale ma anche per mostrare il potere delle truppe dominanti sulle donne nemiche e di conseguenza umiliare e demoralizzare le forze della resistenza. Lo stupro e` anche la "legittima" ricompensa per i soldati impegnati in azioni di guerra in territorio etnico.

Anche se la Birmania ha aderito alla Convenzione di Ginevra nel 1949, il regime non ne ha mai rispettato le leggi.

Traduzione di: Margherita Bebi, Marc Roeggla e Peter Wegmann

Appello

Associazioni femminili chiedono a Onu di condannare giunta militare per stupri di guerra

(New York) Un appello congiunto, diffuso da Women's League of Burma, Burma Lawyers' Council e dal Global Justice Center, organizzazione non governativa con sede a New York che opera congiuntamente ad associazioni femminili, chiede all’ONU di condannare la giunta militare di Myanmar presso l'International Criminal Court (Icc).

 Le tre organizzazioni, incoraggiate dalla  risoluzione 1820 del 19 giugno scorso, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha duramente condannato la violenza sessuale contro le donne, riconoscendo nello stupro "un'arma di guerra per umiliare e dominare", si sono appellate  all’Onu, perché "dia una speranza di giustizia a tutte le donne del mondo e in particolare a quelle birmane". "Stupri e violenze nei confronti delle donne sono comuni in Birmania, soprattutto verso le donne delle minoranze etniche. E' il momento di utilizzare le leggi internazionali per dare giustizia a quelle donne che hanno sofferto a causa del regime militare", ha affermato Lway Aye Nang, tra i dirigenti dell'Organizzazione delle donne Palaung (minoranza etnica che vive in Myanmar). Già in passato, le organizzazioni femminili birmane avevano raccolto e pubblicato documenti e testimonianze riguardo la violenza e gli abusi sulle donne perpetrati in modo sistematico dai militari dell'esercito regolare birmano. "Lo stupro è stato utilizzato per decenni come arma da parte dell'esercito birmano nella loro guerra contro i gruppi etnici per dimostrare il proprio potere assoluto nei confronti di coloro che osano resistere", si legge nel comunicato congiunto, in cui si lamenta che nessuna condanna sia mai stata emessa per questi crimini.

da deltanews.it

postato da floreana2 | 11:47 | link | commenti (1)
politica, differenza, campagna, in-formazione