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lunedì, 06 luglio 2009 Achille si rigirerà nella tomba di Valeria Palumbo
Perfino Achille, credo, si rigirerà nella tomba. Perché il Corriere della Sera, in un editoriale, ha addirittura tirato in ballo l’Iliade e l’ira di Achille per parlare di Massimo Merafina, l’uomo che il 23 giugno ha accoltellato a morte l’ex moglie, Monica Morra, in via Cova, a Milano, dopo averla picchiata davanti al figlio di due anni. Achille? Che eroe, quale epica? Quale poeta potrà raccontare (nemmeno giustificare, ma anche solo raccontare) l’assurdità di un uomo che, per quanto alterato da droghe e alcol, considera l’ex compagna una “cosa” così sua da non riconoscerle il diritto di abbandonarlo e sottrarsi così alla sua violenza? Ci sono tre elementi che, in quest’ennesimo assassinio di una donna, da parte di un suo partner o ex partner, non tornano.
Il primo: mentre è evidente che la violenza contro le donne viene, nella stragrande maggioranza dei casi, dai partner, i politici (e non solo di destra) continuano a parlare di norme sulla sicurezza contro gli stranieri e di ronde [ndr il ddl sulla sicurezza è diventato legge il 2 luglio scorso, saranno istituite ronde fatte da cittadini]. È la prima cosa che ha invocato il neo-presidente della provincia di Milano, Guido Podestà: non ha guardato le statistiche, non si è informato, non ha studiato. Ha urlato il suo odio contro la sinistra e gli immigrati per tutta la campagna elettorale, adesso figurati se abbandona il celodurismo da vero macho del Nord. L’ha uccisa l’ex marito? Se non era nero, rumeno o marocchino, è un pò un problema. I casi sono troppi? Come disse Silvio Berlusconi: “Non possiamo mettere un soldato per ogni bella ragazzza italiana”. In effetti le case italiane sono sempre più piccole. Forse Podestà si sarà anche detto: chissà se questa Monica Morra era poi bella. E a 33 anni, si è ancora ragazze? Insomma per quelle come lei, come noi, che non hanno la ventura di incrociare un nero assatanato, niente ronde, niente protezione, nessuna mobilitazione della popolazione indignata. Perché il secondo punto è: dov’è finita la tanto sbandierata legge anti-stalking? La ministra Mara Carfagna non ha fatto ancora in tempo a imparare la corretta pronuncia in inglese che già la legge non funziona: Monica Morra, soltanto cinque giorni prima, aveva chiamato la polizia perché Merafina l’aveva minacciata di morte e poi aveva firmato la denuncia. Adesso l’uomo è indagato per stalking. Accidenti che prontezza. Possibile che la legge non preveda, in caso di una denuncia per minacce di morte, l’allontanamento forzato? Invece il nuovo 612-bis del codice penale lo prevede, altroché. E prevede pene severe per i “molestatori”. Magari ci si concentrasse meno sulle ronde e più sui provvedimenti… Mi chiedo anche perché, se c’era tanta gente ad assistere alla scena e se una madre è riuscita a portar via il bambino prima dell’accoltellamento, nessuno abbia fermato il pestaggio. Certo, solo nel febbraio scorso, un padre, Mohamed Barakat, era riuscito ad accoltellare e a sparare al figlio di nove anni davanti al personale del Centro dei servizi sociali di San Donato Milanese. La paura farà pure la sua parte, ma avendo più volte assistito alla totale indifferenza della gente in metropolitana, sui bus o per strada quando una donna viene infastidita, derubata o aggredita, potrei pensare che gli italiani, da qualche tempo, hanno i riflessi lenti (li ritrovano tutti quando entrano a far parte delle ronde? O avremo ronde lente? O il termine “rumeno” risveglia i riflessi?). Terzo punto: i riflessi lenti anche nelle reazioni successive (editoriali epico-omerici a parte). L’Europeo, il mio giornale, pubblicò nel 1960, a firma di Giorgio Bocca, il racconto del linciaggio, in quel di Cremona, di un ubriacone, Renzo Bottoli, colpevole solo di essersi diretto barcollando verso una ragazza, salvo poi inciampare in una moto e cadere. Forse voleva toccarla: non lo sapremo mai. Ma i compaesani, che lo conoscevano da sempre e sapevano che era innocuo, lo uccisero di botte. Quando la gente si lamenta dei tempi cupi che viviamo, dimentica che l’Italia è sempre stata un Paese violento. Non è “passato di moda” lo stupro. Non è passato di moda il linciaggio. E soprattutto se uno picchia la moglie fino ad ammazzarla la prima reazione è: «chissà lei che gli ha fatto», o gli ha detto… Dramma della gelosia, intitolano quasi sempre i quotidiani. Come se si parlasse di uno spettacolo di tango. E nella parola “dramma” non c’è soltanto la comprensione per il “poveretto” accecato dall’ira, ma, sotto sotto, l’idea che una donna i “guai” se li va sempre a cercare. Ma se li cerca fuori casa tocca agli uomini di famiglia o al branco ripristinare l’onore perduto della famiglia, o del paese o del quartiere. Se ad ammazzarla è il marito, be’… non dimentichiamoci che il “delitto d’onore” l’abbiamo cancellato dal nostro ordinamento soltanto nel 1981. E che i mariti assassini (le mogli un pò meno) uscivano impuniti dai tribunali tra gli applausi della folla. Chi applaudiva ieri (ed era soltanto ieri), oggi gira la testa. Una fiaccolata per Monica? Ma scherziamo?! Le fiaccolate si fanno, come quella del marzo 2007 a Milano, sindaco Letizia Moratti in testa, per la sicurezza. In strada. Se poi tuo marito ti picchia e poi ti ammazza per strada e nessuno interviene e le forze dell’ordine non ti hanno protetta nonostante le tue denunce, e i passanti guardano altrove, e il giorno dopo non accendono neanche un cerino in tuo ricordo… be’ in fondo, sei solo una donna. da zeroviolenzadonne.it
postato da floreana2 | 20:47 | link | commenti domenica, 05 luglio 2009 La rimozione del desiderio femminile Silvia Baratella
L'articolo di Ida Dominijanni "Ragazze immagine", apparso su il manifesto del 23 giugno scorso e ripreso anche dal sito della Libreria delle donne, affronta la questione della relazionalità del potere e della necessità, per tenerlo in piedi, del consenso e della collaborazione attiva di chi il potere non ce l'ha. In questo caso, le decine di ragazze e donne che animavano le feste "private" del presidente del consiglio. Dominijanni tuttavia sembra particolarmente colpita da come queste donne considerino una carriera come un'altra "rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo", come rivendica anche il movimento per i diritti delle prostitute. Senza convincerla, e senza convincere neanche me per la verità. Non però per gli stessi motivi. "Quale cambiamento culturale ha reso il corpo, per queste donne, simile a una macchina e alienato come una macchina?", si chiede. Non credo che sia questo il vero problema: l'alienazione e la reificazione del corpo esistono già in tanti, troppi mestieri. Solo che riguardano altre parti anatomiche o altre funzioni. Il lavoro in fabbrica, primo fra tutti, richiede di usare il corpo come una macchina. Altri lavori alienano l'immagine e il comportamento, anche degli uomini: è obbligatorio vestirsi in un certo modo, sorridere a comando, usare atteggiamenti preconfezionati (consulenze, pubbliche relazioni, call-center…). Perché ce ne accorgiamo/indigniamo solo per il sesso? Credo che sia perché l'alienazione del sesso solleva un'altra questione, quella di dove va a finire il nostro desiderio (parlo in questo caso di quello strettamente sessuale), ma in questo genere di dibattiti chissà perché non viene mai detto. Nella prostituzione come nelle professioni contigue, la prestazione sessuale può essere erogata, surrogata, immaginata, o addirittura lasciata credere a terzi per motivi di "immagine" del cliente. Ma sempre a beneficio dell'appagamento (o supposto tale) di un maschio. Il desiderio sessuale femminile è invece per definizione fuori causa in questo genere di contratti. Ora, per provare desiderio sessuale, occorre essere soggetti. Un oggetto non prova desideri. La voglia maschile di pagare una donna per ridurre un rapporto sessuale a prestazione racconta la voglia di ridurre l'altra a oggetto. Di negarne la soggettività. Di negare la necessità di fare i conti con il desiderio sessuale di lei, con il piacere di lei, con il suo giudizio. Di neutralizzarne lo sguardo su di sé. Questa è la lettura che do all'intero fenomeno della prostituzione e alle sue varianti. Eppure solo nominandolo esplicitamente, credo, possiamo capire perché il concetto di "libera prostituzione" non ci convince mai del tutto. da libreriadelledonne.it postato da floreana2 | 15:45 | link | commenti (4) venerdì, 03 luglio 2009 Ancora uno stupro di Stato http://femminismo-a-sud.noblogs.org
L'immagine fa parte della campagna di comunicazione "Sicure che basti?" Ne hanno stuprata un'altra. A Roma, un tizio in passamontagna con il solito coltello, che parlava in italiano, ha aggredito e stuprato una ragazza mentre parcheggiava la macchina nel suo garage. Come già è accaduto poco tempo fa ad un'altra donna a proposito della quale avevamo parlato, non senza una ragione, di stupro di Stato. La notizia proprio in questi giorni in cui si è votato il pacchetto sicurezza con le sue ronde sponsorizzate per "salvare le nostre donne" e per perseguitare gli stranieri, ha l'effetto di una bomba. Roma, città governata da fascisti che tanto se la sono cantata e suonata sulla sicurezza e che non hanno beccato quasi nessun stupratore, salvo aver fatto passare le pene dell'inferno a qualche rumeno per fare propaganda sulla pelle delle donne. Roma, capitale degli stupratori italiani che godono di totale impunità, protetti dalla retorica che individua negli stranieri tutti i criminali possibili. Roma, città nella quale le notizie sulle donne assassinate dai mariti passano in ultima pagina perchè non rientrano nel programma politico della maggioranza.
Valgono gli stessi motivi, la stessa analisi e gli stessi dati che abbiamo già descritto QUI. Bisogna fare qualcosa. Bisogna smetterla di offrire legittimazioni culturali a puttanieri che costruiscono cultura dello stupro. Bisogna smetterla di fare speculazioni sulla pelle delle donne. Tutta la nostra solidarietà alla ragazza che ha subìto lo stupro! Nota bene: la ministra carfagna, dopo aver appoggiato le ronde, aver tagliato fondi ai centri antiviolenza, aver fatto dichiarazioni che legittimavano l'omofobia, aver parlato di "decoro" e di prostitute trascurando di nominare gli "utilizzatori finali", aver espresso opinioni contrarie a proposito di contraccezione, di difesa della 194, di corsi di educazione sessuale nelle scuole, aver trascurato i dati della violenza in famiglia a proposito della quale nulla è stato fatto (il numeretto di telefono non serve a niente, se non ad impiegare altre ragazze precarie in call center), aver consigliato alle donne di essere pensionabili secondo il credo della confindustria e flessibili e disoccupate per soddisfare gli interessi di chi non ha il minimo rispetto per le donne, in qualunque condizione esse siano, aver recitato a memoria il mantra dio-patria-famiglia ora - dichiarando tutta l'impotenza di uno stato che ha appena varato un pacchetto sicurezza basato sulla balla dello straniero stupratore e cattivo, con tutto il carico di inutili ronde - annuncia che promuoverà corsi di autodifesa per donne. Come se servissero solo quelli, senza nessun investimento culturale, mentre in giro c'e' chi convince tutti che le donne possono essere trattate da "utensili". Alla ministra bisognerebbe chiedere di leggere il decalogo per donne stuprate e di ammettere di non saperne niente, di avere totalmente fallito, di essersi assunta la responsabilità di tante vite di donne che ha lasciato sole, senza una sola iniziativa politica utile a sostenerle. La ministra dovrebbe dimettersi. Il sindaco Alemanno, che quando accusa un romeno chiama in causa lo stupro etnico tanto caro ai suoi amici di cordata e quando si tratta di un italiano gioca la carta dei problemi psichici, dovrebbe vergognarsi (oltrechè dimettersi anche lui). Così some dovrebbero vergognarsi le persone che parlano della ragazza stuprata come di una che "non aveva mai ostentato la sua bellezza". Come se la responsabilità degli stupri fosse di chi "ostenta la bellezza" e non di chi ritiene le donne solo semplici oggetti di piacere. postato da floreana2 | 20:48 | link | commenti (1) |